PARLIAMO DI DEPRESSIONE? LO PSICOLOGO RISPONDE

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La formula con la quale viene presentato questo nuovo post rappresenta un invito, in forma interrogativa, dal momento che la depressione e i problemi dell’umore in genere, descrivono stati dolorosi della coscienza in cui l’atto del parlare può diventare particolarmente difficile.

Infatti, raccontare, immaginare, spiegare, illustrare con le parole a qualcuno i propri stati d’animo e i propri sentimenti comporta il desiderio di condurre gli altri a conoscere e a raffigurarsi il nostro panorama emotivo e affettivo. Tuttavia quando ci si trova in una condizione depressiva rappresentare la propria interiorità potrebbe essere molto difficile. In altre parole potrebbe mancare la capacità di saper parlare della propria sofferenza interiore, cercando di trovarne un senso. Molto spesso gli stati depressivi non permettono questa operazione di riconoscimento di sé e ri-costruzione psico-affettiva.

Parliamo di disturbi dell’umore, dal momento che non esiste una sola depressione e che spesso uno stato depressivo si accompagna ad altre sfumature o stati patologici veri e propri, per i quali possiamo descrivere delle sindromi, ovvero complessi di sintomi che possono essere provocati da cause tra le più diverse. Procedere ad una classificazione sarebbe superfluo in questa sede, che si definisce come uno spazio dedicato al fornire spunti di riflessione, orientamento e incoraggiamento. Quando ci riferiamo alla “depressione” dovremmo invece avere chiaro che possiamo trovarci coinvolti o di fronte a stati dell’umore dei più vari, tutti caratterizzati da un elemento comune: la perdita.

Parliamo di perdite. Dalla fanciullezza alla vecchiaia, il modo e il momento in cui le perdite incrociano la nostra vita espongono al successo o, al contrario, al fallimento dell’adattamento alla nuova situazione di deprivazione. Ben nota è la frequente situazione delle coppie anziane, dove spesso uno dei due coniugi si trova a sopravvivere all’altro. In queste situazioni è frequente che il dolore per la scomparsa del coniuge e il rapporto con la morte provochino l’insorgere di condizioni depressive.

Parliamo invece della situazione in cui l’amore non trova luogo e compimento, provocando crisi e separazioni tra le coppie.

Parliamo di quanto possa costare lasciare andare giovinezza, la prestanza fisica con tutti i suoi piaceri e i suoi vantaggi e di come spesso questa lasci invece spazio ad acciacchi o vere e proprie malattie. Ma anche della condizione in cui nulla si riesce a fare per prevenire condizioni morbose da tempo annunciate.

Parliamo di una condizione molto frequente, in questi tempi di precarietà, cioè l’instabilità esistenziale dovuta alle molestie morali sul luogo di lavoro, alla perdita del lavoro stesso, situazioni che si accompagnano sempre a perdita di identità e sicurezza socio-economica.

Parliamo soprattutto di situazioni meno evidenti e più insidiose, dal momento che hanno il pericoloso potere di procrastinare i loro effetti dannosi, che invece possiamo identificare in una miriade di situazioni familiari in cui i genitori vengono meno alla loro funzione di nutrimento, protezione e guida, esponendo i propri figli a dolorosi adattamenti. Così trascuratezza emotiva, maltrattamenti psicologici e fisici, conflitti coniugali esibiti, oppure la disinteressata e massiccia delega del tempo libero ai nuovi media, creano dei vuoti in cui sentimenti come fiducia e sicurezza perdono di consistenza e di coerenza. Lo sviluppo e la sinergia di queste ultime istanze sono i veri fattori protettivi contro i disturbi psicoaffettivi e, quando vengono meno per vari motivi, l’infanzia dei nostri figli viene esposta a pericolosi rischi tra cui una strisciante depressione. Non sappiamo ancora come questa si svilupperà, ma in qualche modo, ad un certo punto presenterà il conto: molto probabilmente emergerà nei momenti in cui la vita richiederà risorse per reagire a cambiamenti evolutivi, oppure a difficoltà di ogni sorta. Mancheranno allora la fiducia negli altri e in se stessi e la speranza di poter agire positivamente sulla realtà che ci circonda, ingredienti dell’amore genitoriale che sono mancati durante la prima crescita.
Ognuna di queste condizioni rappresenta una perdita alla quale non sempre siamo individualmente e socialmente preparati ad adattarci e, di conseguenza, un potenziale rischio di sviluppare disturbi dell’umore.
Forse non è facile trovare le parole per parlare della propria depressione, senza che questa riverberi come un eco insistente prima di perdersi in uno spazio vuoto, senza forma. Nonostante ciò la parola genera movimento e il movimento genera calore e questa energia potrebbe essere il primo passo per ridare colore alla vita. Cominciamo a parlarne?

 

Dott. Alessandro Campailla – Psicologo, Psicoterapeuta – Via Gobetti 5/4; Bologna
www.acampailla.com